G.E.N.E.R.A UMBRIA
Procreazione Medicalmente Assistita

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Procreazione assistita nella sanità pubblica umbra: un’eccellenza al tramonto

Da una strada in salita iniziata nel 1985 nell’ospedale di Monteluce (Perugia) e culminata con un centro di eccellenza nazionale al tramonto che, nel caso, equivale alla “migrazione” di molte coppie umbre in altre regioni. È la parabola della procreazione medicalmente (Pma) assistita in Umbria, passata dall’attrarre 18 mila coppie l’anno da ogni angolo di Italia a trovarsi, oltre 30 anni dopo, con un centro regionale che non pratica diagnosi pre impianto né fecondazione eterologa e dove i medici faticano a dare risposte a coppie che cercano un figlio anche a causa delle liste d’attesa, di cui è colpevole anche la pandemia. Di più. L’Umbria è anche l’unica regione d’Italia a non aver attivato una convenzione coi centri privati: nella regione c’è n’è soltanto uno, il Genera Umbria di Umbertide, che Umbria24 ha visitato, intervistando il prof Antonio Angelini e il dottor Gian Francesco Brusco, i padri fondatori della Pma in Umbria, che hanno lasciato la sanità pubblica e qui sono approdati.

FOTO: NEI LABORATORI DI GENERA

VIDEO: ECCELLENZA AL TRAMONTO

Quel paraplegico diventato papà «Il nostro è il lavoro più bello del mondo perché non creiamo vita, ma diamo vita» dice subito il prof Angelini, che poi commosso ricorda come «nel centro pubblico di Monteluce (Perugia, ndr) siamo riusciti a far diventare papà un paraplegico e fino a quel momento era impensabile. Da lì – dice – molte coppie di disabili si sono rivolte a noi e gli abbiamo dato il piacere di diventare genitori». Storie di gioia e a volte anche dolore, quelle che si vivono nei centri di PMA d’Italia, dove si praticano tecniche sempre più richieste dalle coppie che hanno difficoltà a concepire naturalmente. Non sono l’unica soluzione certo, ma rappresentano una speranza per molti e volendo un’opportunità per Paesi con problemi di denatalità.

Fecondazione medicalmente assistita «La fecondazione medicalmente assistita – spiega il prof – non è altro che un avvicinamento della cellula germinale femminile (ovocita) a quella maschile (spermatozoo). Esistono tre livelli di Pma: il primo consiste nel trasferire gli spermatozoi nell’utero in modo da ridurre il percorso che questi devono compiere per raggiungere l’ovocita. Nel secondo e terzo livello, invece, si inserisce direttamente lo spermatozoo nella cellula uovo femminile. Questo non significa – specifica Angelini – che noi creiamo la vita, ma soltanto che avviciniamo le due cellule, è la natura poi che esplica la sua azione di unire e dare origine a un nuovo essere». In Italia tutte le tecniche di fecondazione assistita sono regolate dalla legge 40, che nel tempo ha subito modifiche, a suon di sentenze di Corte Costituzionale, e quelli che una volta erano divieti assoluti ora sono diventate possibilità e speranze per le coppie in cerca di un bambino che tarda ad arrivare. È il caso della fecondazione eterologa o alla diagnosi genetica pre impianto. Queste tecniche, una volta espressamente vietate, ora sono praticate nella maggior parte dei centri pubblici e privati, o quasi.

Diagnosi genetica pre-impianto Nelle tecniche di Pma di II e III livello, l’avvicinamento dei due gameti avviene all’esterno del corpo. Si prelevano cioè le cellule uovo e gli spermatozoi e si uniscono al micromanipolatore, poi vengono mantenute in incubatore fino a che non si formeranno delle blastocisti. Sono queste ultime che vengono reintrodotte nell’utero della futura mamma. Non tutte le blastocisti, però, danno vita a un essere umano, come non tutti i tentativi di rimanere incinta naturalmente riescono la prima volta. Può capitare che queste blastocisti siano imperfette e vengono espulse dal corpo con un aborto. Per sopperire a questo, la scienza ha dato una mano con la diagnosi genetica pre impianto, che consiste semplicemente nel prelevare qualche cellula dalla blastocisti e analizzarla in laboratorio prima di reimpiantarla. «La diagnosi pre impianto – ha spiegato Brusco a Umbria24 – è diventata una tecnica fondamentale che ci permette di fare diagnosi sull’embrione prima ancora di inserirlo nel corpo delle donne, dandoci la possibilità di evitare aborti e falsi entusiasmi che rappresentano un dolore per le coppie, ecco perché è importantissimo farla, soprattutto dai 38 anni in su».

Fecondazione eterologa Altra possibilità importante che la scienza ha fornito a coppie sterili è la fecondazione eterologa, che prevede il ricorso alla donazione di ovuli o spermatozoi di un donatore o donatrice esterno alla coppia che, solitamente in anonimato, aiuta gratuitamente i futuri genitori a diventare tali. Tecnica vietata in Italia fino al 2014 e ora praticata nella maggior parte dei centri, anche pubblici, ma non in quello umbro di Pantalla.

La parabola della Pma in Umbria È proprio Brusco a ricostruire la storia della procreazione medicalmente assistita in Umbria, «che nasce – racconta – nel 1985 con il prof Angelini e il sottoscritto, quando abbiamo iniziato a percorrere questa strada in salita all’ospedale Monteluce di Perugia. Presto quel centro è diventato una eccellenza nazionale, richiamando 18 mila coppie l’anno. Fino al 2019, anno in cui mi sono dimesso e sono andato a lavorare nel privato, il tasso di successo della clinica era intorno al 40 per cento». Ad oggi il centro pubblico di Perugia è stato spostato a Pantalla ed è l’unico di tutta la regione, ma le criticità, anche dovute al periodo pandemico, sono state molte, e determinano il crescente spostamento delle coppie umbre verso le regioni vicine. Già, perché in questo ambito il fattore tempo gioca un ruolo importante e le alternative sono due: rivolgersi al privato, per chi può permetterselo, o recarsi in altre regioni sobbarcandosi spese di viaggi, soggiorni e quant’altro. «È vergognoso – ha detto la dottoressa Emanuela Migliorati a Umbria24 – che coppie umbre siano costrette ad andare fuori regione. L’Umbria è l’unica a non avere centri privati convenzionati».

Nessuna convenzione Proprio così. In Umbria, oltre al centro pubblico di Pantalla, esiste solo il centro privato Genera di Umbertide, che non è convenzionato, di cui è direttrice sanitaria la stessa Migliorati. Un centro di eccellenza dove lavorano i due padri fondatori della Pma in Umbria, Angelini e Brusco, e dove vengono praticate anche diagnosi genetica pre-impianto e fecondazione eterologa, che in Umbria la sanità pubblica non contempla. Purtroppo c’è un ma. Per accedere a un ciclo di fecondazione medicalmente assistita in questo centro il costo si aggira intorno ai 4 mila euro euro, contro le prestazioni gratuite del centro pubblico. In altre parole, la sanità regionale nega alle coppie il diritto alle migliori cure. «Non mi esprimo su cosa spinga una regione a non fare convenzioni – ha detto Brusco – resta il fatto che diagnosi pre-impianto ed eterologa sono servizi che vengono forniti in moltissimi centri d’Italia pubblici; qui in Umbria né l’uno né l’altro».